978-88-99877-90-3
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Jorge Zalamea
traduzione di Alberto Bile
postfazione di Federica Arnoldi
88 pagine, isbn 978-88-99877-90-3
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Il Gran Burundún-Burundá è morto
Jorge Zalamea
traduzione di Alberto Bile
postfazione di Federica Arnoldi
88 pagine, isbn 978-88-99877-90-3
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Il Gran Burundún-Burundá è morto (1952) descrive il corteo funebre di un feroce, grottesco dittatore. Jorge Zalamea (1905-1969) segue passo passo la bara, deride la vacuità della retorica demagogica, scende nei più fetidi anfratti di un potere da incubo. Sotto la pioggia avanzano muti gli ingranaggi del potere: i militari che hanno compiuto ogni sorta di nefandezze, i burocrati dalle cui file lo stesso Burundún è emerso a forza di calunnie e delazioni, gli intellettuali che non hanno avuto il coraggio di ribellarsi, le chiese unite che, prone di fronte al despota, hanno messo da parte le contese teologiche. È un universo arcaico, feudale, succube di un uomo contraddittorio. Molti elementi di Il Gran Burundún-Burundá è morto saranno rielaborati da Gabriel García Márquez ne I funerali della Mamá Grande, in Cent’anni di solitudine e ne L’autunno del patriarca. Il Gran Burundún-Burundá è morto è un libro ancora necessario perché il grande autore colombiano mette alla berlina il potere di ieri, oggi e domani e ne smonta la vuota retorica, mentre osserva commosso l’umanità che resiste.
«Zalamea è un granello di sale che impedisce la putrefazione del mondo». (Nikos Kazantzakis)